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domenica 22 novembre 2009

Una volta, per far conoscere una storia, per render noto un sopruso o vendicarsi di un torto subito, occorreva rivolgersi, meglio se per il tramite di amicizie, ad un media tradizionale (giornali, tv ecc.). Oggi, grazie ad internet, tutto questo non è più necessario. Con pochi click è possibile comunicare con il mondo intero, portare a conoscenza della collettività vicende che altrimenti rimarrebbero nell'ombra e, al contempo, innescare una tra le più efficaci forme di giustizia sommaria, quella mediatica.
Di fronte ad un fenomeno sicuramente destinato ad allargarsi, però, le autorità e i sistemi normativi si mostrano impreparati ed incapaci a contrastare i risvolti più problematici come quelli della diffamazione online e, allo stesso tempo, a trovare un nuovo equilibrio tra la legittima libertà di espressione, il diritto alla privacy e quello alla reputazione. Succede così che si possa finire in tribunale per un commento su Twitter, una foto su Facebook o un post su un blog.


Leggi l'articolo:
Angela Manganaro, Il Sole 24 Ore, 19 novembre 2009

lunedì 21 settembre 2009

Per contrastare il dilagante fenomeno dei furti di identità, i gestori di Twitter, il popolare sito di microblogging americano, stanno sviluppando una versione più moderna della piattaforma che sarà dotata di funzionalità in grado di verificare l'identità dell'utente tutelandone l'uso del nome. Sempre più spesso, infatti, dietro al profilo di un VIP su Twitter si cela un impostore che intende usare il social network per danneggiare il personaggio.

Troppi problemi coi falsi account dei vip, Twitter deve correre ai ripari
Francesco Tortora, Corriere della Sera, 20 settembre 2009


sabato 12 settembre 2009

Internet, i social network e la reputazione on line incidono sempre di più sulla carriera professionale. Secondo l’ultima ricerca pubblicata da careerbuilding.com, agenzia americana di offerte di lavoro online, il 45% dei manager utilizza il web per informarsi sul profilo dei candidati ad un’assunzione. Dodici mesi fa soltanto il 22% dei datori di lavoro cercava le medesime informazioni in rete.
Punti di riferimento per valutare i futuri dipendenti/collaboratori siti come Facebook, citato dal 26% degli intervistati, Linkedin (26%), MySpace (21%) e Twitter (7%). Tra i principali fattori di valutazione, la presenza in rete di foto in circostanze o pose poco convenienti, di notizie che confermano l’uso di droghe o l’abuso di alcolici, di commenti negativi su colleghi, clienti o ex datori di lavoro, di atteggiamenti discriminatori o infantili.
 
1 manager su 2 usa la rete per selezionare il personale
Fabio Cutri, Corriere della Sera, 12 settembre 2009